Episodio 49 – Drag reign capitolo 7: Il compleanno della Zorra (cana) italiana a.k.a. Il giorno della mia festa a.k.a. Il party!

Insomma, io e
Laura come sapete siamo nati a un quarto d’ora di distanza. Lei è più grande di me di un quarto d’ora. Tipo
gemelli nel segno del destino, ma con me che faccio
Marika (d’altronde, sono un maricon, no?).
Io non ero intenzionato a dare grandi party, più per una questione di poco sbattimento che di altro. Fortunatamente, c’è da dire che Laura è un’organizzatrice (nonché una frociara!) nata! Quindi, dall’inizio alla fine si è sbattuta in modo che tutto fosse organizzato. Lei ha prenotato il ristorante, lei ha deciso che saremmo dovuti andare in maschera al party che si terrà venerdì, lei ha praticamente deciso tutto. A me è andata bene così, perché se io avessi dovuto organizzare le cose saremmo andati a bere una birra con i compagni e poi saremmo tornati a casa. Questa cosa che lei ha organizzato “il party” mi ha sollevato da tutta una serie di responsabilità.
Io d’altronde, non voglio più essere così al centro dell’attenzione come succedeva una volta con party che duravano una settimana in stile
Maria Antonietta e gente che in quei giorni mi amava e i giorni dopo neanche mi calcolava. In ogni caso, se avessi dovuto pensare a queste cose sarei impazzito. E quindi la ringrazio.
Però fin da subito sono nati dei problemi. Non dirò esattamente cosa è successo, sono cose personali che con me non c’entrano nulla, né io dovrei essere coinvolto in questa cosa perché effettivamente quando questa cosa è successa io non ero lì e la mia percezione delle cose che succedono quando io non ci sono è molto vaga. La avessi letta su un libro, probabilmente mi sarei immedesimato, sarei entrato nella parte e avrei parteggiato. Questa volta, non posso. Non posso parteggiare per l’amore che provo. Per tutto quel sentimento d’amicizia che mi porto dentro verso Laura (anche quando mi sforzo di capire e non riesco) e verso l’altra parte coinvolta (che mi sta accanto come un’ombra silenziosa). Io e Laura abbiamo avuto modo di discuterne, ma certe volte i misunderstanding linguistici mi pongono dei limiti che non riesco a superare. Parlare in inglese non è mai stato il mio forte e spiegare una cosa complicata come questa che non dirò, è talmente difficile che mi fa pensare che certe volte i limiti linguistici sono insormontabili, nonostante tutto. E’ successa una cosa spiacevole fra la mia amica e quest’altra persona coinvolta. Ma non una cosa insormontabile. Spiacevole. Perché la nostra percezione delle cose è diversa. Ma per come la vedo io adesso, il rancore non serve. L’odio è inutile. E non significa che Laura sbagli, significa che la mia esperienza di vita è diversa dalla sua. E ieri sera, mentre discutevamo di questo avrei voluto dirle che una volta, neanche tanto tempo fa, ero una persona rancorosa, che se qualcosa andava storto impazziva, se qualcuno faceva qualcosa di diverso da quello che io volevo, tutta la mia rabbia e il mio rancore si scagliavano addosso all’oggetto del mio odio. Ma questo mi faceva stare male, come se un demone mi divorasse dallo stomaco al cuore e
anche a causa del mio essere irascibile, del mio impazzire, del mio odio e delle mie paure, ho perso la cosa più importante della mia vita. L’ho persa e non ho forse rimedi. L’unica cosa che mi era rimasta da fare è stata lavorare su me stesso, cominciare a spostare la rabbia da un’altra parte, arrabbiarmi per le cose giuste e non per quelle sbagliate, imparare che non sono il centro dell’universo, provare a rammendare il tessuto rosso che mi legava a chi ho ferito, scappare, riposare e capire che ho una nuova possibilità, che sono cresciuto e potrò rimediare ai miei errori se non con la persona che ho perso almeno con quelle che verranno dopo, senza ferire mai più nessuno. Ma è difficile spiegare questo. E forse non potrò mai capire l’esperienza di vita della mia amica. Ma anche se mi arrabbio, l’unica cosa che mi resta da fare è tentare di comprendere. Ma certe volte è difficile e mi sento frustrato per questo.
Lei mi ha detto che io penso che lei sia “The villain” e l’altra persona “the good guy”, ma io non penso intanto che lei sia cattiva o l’altra persona buona, né vedo il mondo così in bianco e nero, né mai più giudicherò senza pietà chi amo. Le parole mi feriscono, ma d’altronde non è possibile capirsi, in certi casi. Resta il bene, ma anche una sensazione di aver perduto qualcosa nella traduzione da una lingua all’altra. E non sono affatto contento che lei torni a casa (nonostante sia stato accusato di pensare il contrario! Ma non importa), mi spiace solo che certe volte spiegare sia difficile e veramente in lei rivedo un sacco di miei atteggiamenti che ora rifiuto, ma verrà il momento anche per lei. Abbiamo i nostri tempi. Vorrei solo che fosse felice senza darsi troppi pensieri. Se sto imparando a farlo io può farlo chiunque.
In ogni caso, la giornata è cominciata bene: quando sono arrivato a scuola, Niclas era seduto al nostro banco, mi ha baciato in testa e mi ha detto: “Questi sono tuoi.” Sorridendo e porgendomi una busta bianca del Lawson. Ho pensato: “Oddio, sa che ho problemi monetari, e mi vuole aiutare…” E invece, apro la busta e dentro ci sono due biglietti per il museo Ghibli, per fine luglio o inizio agosto perché prima non ce n’erano.
“Possiamo andarci insieme.” Mi dice sorridendo timidamente. E come no? Non vedo l’ora! Sarà favoloso!
Insieme ai biglietti ci sono un pacchetto di biscotti da 40 centesimi con la crema dentro, che sa che li adoro. Ne mangio due e li metto sotto il banco.
Quando la favolosa
Yamanaka sensei (
Run Run, ricordate?) entra in classe mi guarda, mi dice “Buon compleanno! So che questo ti sarà utile!” e poggia sul mio banco un bicchiere di caffè con la cannuccia. Dio, questa gente mi conosce benissimo! Grazie, Yamanaka sensei! Sei favolosa!
Però, c’è il test e io ho dormito poco, studiato meno e non so come andrà. In sostanza si tratta di scrivere un tema su un argomento. Possiamo scegliere fra uno dei viaggi che abbiamo fatto da quando siamo in giappone e i nostri hobby. Ovviamente, a costo di risultare banale, scelgo gli hobby. E se inizialmente parlo di
Sailor moon, di manga e del fatto che amo scrivere romanzi e racconti, poi senza rendermene conto passo a parlare dei miei compagni e il tema sembra quasi un post del blog. Però, ho la sensazione che ci siano un sacco di errori, ma lo saprò solo domani.
Dopo la scuola, Laura ci sta aspettando e ha per me: una cartolina d’auguri che miagola (volevo morire!), il cappello azzurro (lei rosa, ma poi ce lo siamo scambiati!) e l’ombrello giallo. Se non sapete a cosa mi riferisco, intanto vi dico che questo ombrello è fra i regali più belli che abbia mai ricevuto! Per un motivo: con gli spagnoli e gli altri scherziamo sempre sul fatto che io sono il protagonista di
How I met your mother per l’idea romantica, romanzata e troppo patinata che ho dell’amore. In How I met your mother,
Ted trova un ombrello giallo a un party e spiega che proprio quest’ombrello lo avrebbe condotto dalla sua futura moglie, visto che… Apparteneva a lei! Insomma, ha un significato simbolico molto forte! E lo amo!
Dopo andiamo tutti all’
Arabian cafè,
Katharina ha anche comprato tre torte, ma dobbiamo aspettare
Yurika,
Matteo e gli altri.
Jacopo, Matteo e
Claudio verranno dopo,
Jonna mi dice che non può venire e a quel punto… Io la imploro disperato: il mio compleanno non è il mio compleanno senza di lei! Così, per strada, davanti a tutti, mi getto in ginocchio e la imploro. Sembra quasi una proposta di matrimonio. So bene perché non voleva venire, ma lei non ha potuto resistere! Non può mai resistermi!
E per la nostra festa di compleanno, non ci sono tutti ma quasi: ci sono i miei italiani, gli spagnoli, i coreani (anche
Choi, the fuckin’ Korean e
Ho juun, the fuckable korean), Katharina, Jonna,
Rosanna, Yurika e la sua amica
Kaori! Ho Juun mi ha regalato un portachiavi con i
Takoyaki, Choi un bellissimo cd di musica che gli ricorda me, la scuola e i compagni, Katharina le torte… Ma il meglio deve ancora venire: perchè quelle tre fighe lesse delle italiane mi hanno fatto i più favolosi regali del mondo! A cominciare dallo scettro di
Chibiusa (che mi ha permesso di esibirmi in una favolosa performance!), poi la colonna sonora di
Toradora e infine… Un modellino di
Taiga, la protagonista di Toradora, con la mini tigre in mano! Volevo morire, piangere, svenire… Non potevo minimamente avvicinarmi ai modellini, costano tanto, a meno che non siano cose come le sailor da 400 yen. Ora ho Taiga che mi guarda dal davanzale!
Dopo cena siamo andati tutti insieme al parco. Però prima io ho fermato due OOki kami (ragazzi dai grandi capelli) dicendogli che avevano le più belle scarpe del mondo! Ma io e Jonna odiamo le scarpe degli Ooki Kami.
Io, Laura, Rosanna e Katharina abbaimo perso gli altri, ma dopo non poca fatica loro ci hanno trovato! Abbiamo fatto i fuochi d’artificio e poi ce ne siamo andati a casa con me che per tutto il tempo fermavo persone dicendo: “Watashi ha neko desu. Anata ha nandesuka?” (Io sono un gatto. Tu cosa sei?) e inseguendo Yurika e Kaori urlando "Shiko Shiko!" (cioè masturbazione!), con
Alberto e
Daniel morti dal ridere! La serata si è conclusa con noi italiani in albergo a parlottare. Grazie a tutti. E’ stato fantastico, nonostante i mille problemi e alcuni momenti in cui avrei amamzzato qualcuno (chi tratta male o freddamente i miei amici non è un mio amico. Punto). L’importante è stato che Claudio, Matteo e Jacopo fossero lì con me.
Ah, a proposito! I biscotti che mi ah regalato Niclas me li sono portati a cena, ma me li sono dimenticati e ieri sera mi si sono sbriciolati tutti nelle tasche! Insomma, niente cambia...

Finalmente noi 4!
E questa me la dedico! Di brutto!