il paleozoico nel mio corpo

La stagione giapponese
giovedì, 02 luglio 2009

Episodio 56 – Nhoa a.k.a. Disfraz de tigre a.k.a. Si te vas


The Spanish cell

Dopo una serata passata in un locale fin troppo caro per le nostre tasche, nel quale né io, né Dani, né Alberto (ed incredibilmente neanche Katharina) siamo riusciti a finire il gelato più grande che ci sia mai capitato davanti, questo giovedì è stato il giorno in cui avremmo dovuto salutare Nhoa.
Io non saprei neanche spiegare perché questa splendida ragazza mi sia entrata nel cuore così all’improvviso e naturalmente, non saprei neanche capire perché adesso sentirò la sua mancanza.
La prima volta che l’ho vista, lei e la sua amica di cui non ricordo mai il nome erano sedute dietro me e Dani alla zecca di Tokyo e io e lui, sentendole parlare, ci siamo guardati e ci siamo detti: “Queste sono spagnole!” e abbiamo attaccato bottone. Me lo ricordo il momento esatto: eravamo a vedere il documentario su come vengono coniate le monete in Giappone, e ho sentito per la prima volta quella voce che mi sarebbe rimasta nelle orecchie. La meyor que he sentì.
La seconda volta che ci siamo visti è stato durante la guerra Cana-Poker face (altro che guerra Kree-Skrull della Marvel!). Se ne stava lì, bella e sorridente in mezzo a Dani e Alberto e a me sembrava radiosa. E l’ho già detto questo, però certe cose vanno ribadite.

 
E poi, quella sera, in mezzo a molta tristezza, mi è sembrato così strano ma naturale che mi sembrasse presente da sempre. Che fosse una presenza vera. E come lei stessa ha scritto, è veramente brutto il fatto che non ci siamo incontrati prima, che non sia stata parte integrante della spanish cell fin da subito, ma mettetela come volete, per quel che mi riguarda lei è parte della Spanish cell. E’ come Sailor Venus: ha sempre combattuto da sola, mentre io, Dani, Alberto e Alvaro eravamo insieme, e alla fine è giunta anche lei.
E poi, vederla davanti alla scuola, all’entrata, una mattina, baciarla come faccio con Viola, con Giulio, con gli altri, è stato bello. Ha cambiato completamente il corso di un intero giorno. Un gesto semplice, la presenza. E poi, sapere che siamo connessi più di quanto pensassimo grazie ad Hydrogenesse, i cantanti di Disfraz de tigre e devo ringraziare Juan (il mio lemure!) e David (il suo amico che non conosco!) per questa connessione musicale.
Ho sentito Dani nel pomeriggio e mi aveva detto che Nhoa voleva salutarci (e io sarei potuto andare all’aeroporto a piedi se non l’avesse fatto!), così non me lo sono fatto dire due volte! Nel pomeriggio, io e Claudio siamo usciti con Yurika e Hanna (che è in partenza anche lei!), e dopo essermi divorato quattro ciambelle da Crispy Donughts (fan di Veronica mars, siete avvertiti!), ce ne siamo andati a fare un giro al Don Quijotte, una specie di centro commerciale a 6 piani, nel quale stanno stipate e ammassate le cose più improbabili: dai boxer di Dragon ball ai vibratori (non scherzo!) fino agli Ipod! E mentre giravo, sperando di trovare qualcosa di non banale, di non stupido, per una persona della quale non conoscevo i gusti, davanti ai miei occhi sono comparsi quattro magneti a forma di piccoli ninja e ho subito pensato a noi quattro: la nuova spanish cell. Perché anche se Alvaro non c’è (se stai leggendo, mi manchi!!!), comunque la spanish cell non è finita. E Nhoa è un’aggiunta, un pezzo prezioso, che come le migliori guest star nelle serie televisive, può restare per poco tempo in mezzo ai personaggi di questa serie.








E quando ho finalmente comprato i quattro ninja, abbiamo raggiunto lei e i ragazzi di fronte allo studio Alta, a Shinjuku, un luogo che me la ricorderà sempre, e siamo andati a cena all’HUB, il solito pub irlandese. E fra un battuta, un gioco, una risata, indossando i suoi occhiali (con i quali ci vedevo benissimo!), ali di lesbica e Moscow mule giganti, il tempo è passato e ho dovuto salutare Nhoa. Avrei voluto dirle tante cose (Y le decimos cuatro cosas!), avrei voluto accompagnarla in stazione, avrei voluto abbracciarla di più e dirle che mi sono affezionato a lei. Ma sarebbe stato stupido, forse, ed io mi esprimo meglio scrivendo e comunque, chissà perché sento che non è finita qua. Che questa non è l’ultima volta che ci vediamo, anzi è l’inizio… E anche se quando il campanello della porta del pub ha tintinnato mentre lei usciva ed è scomparsa alla mia vista, non ho potuto fare finta di niente, dicendo ad Alberto: “Sono triste, mi mancherà.”, anche lui ha detto lo stesso e sorridendo timidamente, come fa sempre con quegli occhi belli che ha, mi ha detto: “Se l’avessimo incontrata prima…”. Sì, sarebbe stato bellissimo. Però questo è quello che è successo, questo è prezioso per me, la conocimos alla sua última semana de escuela, e comunque la vedo chissà perché che si allontana piena di cose belle come sicuramente è e dovunque andrà nel mondo troverà chi l’amerà perché è fantastica ed è bastato un solo sguardo per farmelo capire.
E un bacio anche a Hanna e a Thomas, che tornano in Svezia. Grazie Hanna per il bel pomeriggio, grazie Thomas per il cellulare che mi hai lasciato, per il carica batterie e grazie a tutti per esserci stati.
E intanto Nhoa sarà già sull’aereo e starà tornando a casa. Ti ritroverò per le strade di questo mondo e sarà come se la spanish cell non si fosse mai divisa... Persone come te ce ne sono poche al mondo e d'altronde, come dice Pastora: "-y estas cosas no se pueden parar-"...


Qui, purtroppo, Claudio se ne era appena andato


I ninja!!!! Quella rosa è Nhoa, qullo nero e rosso io, quello nero Alberto
e quello azzurro Dani (El principe Azul!).


Guardo il mondo con i tuoi occhi!


Io eNhoa. Tanti baci... Ci vediamo presto...
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giovedì, 02 luglio 2009

Episodio 55 – Il momento che riportò la mia mente a 6 anni a.k.a. Un giorno qualunque


Marylin è tornata in Svizzera. Lei e suo fratello. Jonna per una settimana sarà in Korea. Se ne stanno andando tutti, uno per uno e anche se arrivano nuovi amici e altri ne aspetto, ci sono persone che non ho avuto il tempo di conoscere. Fra un paio di giorni se ne andranno sia Thomas che Nhoa e io non ho avuto il tempo di conoscerli e fra le decine di persone che stanno tornando a casa, non so davvero quante ancora ce ne saranno che non ho conosciuto. Quanti di quei volti avrebbero dovuto essermi familiari e invece non lo sono affatto? Quanti erano dei potenziali amici? Però, non mi lamento. Ho trovato tante cose belle qui in Giappone e mai abbastanza ringrazierò il mondo per avermi dato la possibilità di entrare in contatto con tre mondi speciali: quello di Dani, quello di Alberto e quello di Niclas.
Tralasciando il fattore umano, con i primi due sto imparando a parlare spagnolo, Niclas mi sta dando un aiuto molto serio su vari fronti. E poi, quando non sappiamo che ne sarà delle nostre vite, io e lui ci ritroviamo sul terrazzo della scuola, seduti a parlare di cosa ne sarà di noi, del nostro lavoro, della nostra vita, dei nostri sogni. Ed è strano: perché mi sembra di averci sempre parlato, di aver già avuto quelle discussioni, anzi di aver desiderato di averle… E questa sensazione non è solo una sensazione di deja-vu ma è piuttosto qualcos’altro. Qualcos’altro che ho scoperto proprio la sera in cui Niclas decide di presentarmi suo fratello. Dopo la scuola, ce ne andiamo a mangiare tutti insieme al solito posto italiano vicino la scuola, sono seduto fra Dani e Alberto e Niclas è di fronte a me, Katharina e Claudio anche. Con noi ci sono Cecilia, Mun Yee e Yun-ho. Cecilia fa un casino con i soldi, Alberto vorrebbe ammazzarla, ma si trattiene! Dopo io, Niclas e Claudio ce ne andiamo a Ueno, dove Niclas ci presenterà suo fratello. Quando arriviamo in albergo, lui ci aspetta nella hall, gli stringo la mano, non somiglia per niente al mio compagno di banco a una prima occhiata, ha colori totalemnte diversi. Ok, è più grande, ma a primo impatto direi che non ci sono somiglianze. Ma tutto il tempo, anche al ristorante, continuo ad osservarlo, a scrutarlo e pian piano mi rendo conto delle somiglianze, del modo simile che hanno di muoversi, di qualcosa se non nel taglio degli occhi o del naso, nella bocca, nel modo di muoverla, nel modo di gesticolare. E poi, d’un tratto, mentre osservo Niclas e suo fratello, mentre scherzo con Claudio, la mia attenzione si sposta su una cosa sola: Niclas. Improvvisamente capisco, mi torna alla mente, mi sconvolge il perché sono così a mio agio con lui, il perché c’erano delle conversazioni che ho sempre desiderato. Niclas, pur non somigliandogli per niente, è uguale al mio compagno Antonio, il mio compagno di banco della prima e della seconda elementare: ho dimenticato il suo cognome, ma io e Antonio eravamo insieme anche all’asilo. Antonio era mezzo tedesco, suo padre italiano, sua madre tedesca, ma lui era talmente tedescoide da non sembrare italiano. Avevo dimenticato dell’amicizia che mi legava ad Antonio, della mancanza anche di lui quandol'estate prima della terza elementare sua madre e suo padre tonarono con lui in Germania, per lavoro. Quanti ricordi… E allora lo dico, d’istinto, in un inglese orribile, ma non posso trattenermi!
Però, in quel momento, con Claudio accanto, sono contento di averlo capito. Perché se è vero che associo sempre o quasi queste persone con quanti ho lasciato in Italia, è anche vero che Niclas non lo associavo a nessuno e invece adesso ho capito. Questo non significa che voglio bene a Niclas perché mi ricorda Antonio, significa che dietro la nostra amicizia c’è ANCHE questo, che dietro i nostri discorsi c’è qualcosa di profondo che per me va avanti da anni. E poi… Niclas è stato il primo ad accorgersi che… Io sono uguale al suo coinquilino! E lo potete vedere dalla foto qui sotto! Comunque, quella con il fratello di Niclas è stata una serata tranquilla e pacifica come sono sempre quelle con il mio migliore amico in Giappone.

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mercoledì, 01 luglio 2009

Episodio 54 – Drag reign capitolo 12: Finale a.k.a. Saluti e baci che siamo froci! a.k.a. Dónde están los ladrones


Sono stati due giorni frenetici e veloci, passati in un lampo. Dopo aver visto Evangelion, sabato, io e Matteo abbiamo dormito assieme a casa mia. Erano 4 mesi che non stavamo da soli, ma andava bene così: io qui ho una vita che voglio godermi al massimo (perché probabilmente non ce l’avrò più) e Matteo e Jacopo erano qui in vacanza insieme e li volevo qui insieme, più per loro che per me. E se mi conoscete, se un minimo sapete come vivo, sapete anche che Matteo è una presenza fondamentale della mia vita bolognese: è il caffè della notte, è il metro di paragone delle amicizie, è un punto continuo di riferimento. Ho tanti amici, che amo alla follia, ma al centro, se ho bisogno di una presenza che voglia anche solo bere un caffè, Matteo è il nucleo del nucleo. Perché è così. Non è mai successo che l’abbia desiderato. C’è stato. Tanto basta. E’ un’amicizia che è nata dove doveva nascere, in mezzo al cemento del Galaxy.
Ma questo post non è su me e Matteo e quindi bando ai sentimentalismi!
Anche se la notte che io e Matteo abbiamo passato è stata bellissima: non abbiamo parlato tantissimo, ma abbiamo fatto quello che facciamo sempre, siamo stati uno di fronte all’altro a scrivere al computer, scambiandoci opinioni, bevendo caffè, ce ne siamo andati al combini a piedi, con un’aria notturna che creava un’atmosfera alla Maison Ikkoku, perdendoci per le stradine del mio quartiere.
Solo che questo ha avuto due effetti collaterali: dovevamo incontrarci con Jacopo all’una a Ueno, ma alle 9 del mattino ci siamo addormentati e ci siamo svegliati alle 3 del pomeriggio! E poi, io sono stato male tutto il giorno e solo Jacopo ha potuto salvare la situazione con un Imodium dal sapore di zucchero filato… Ma vabbè… Vabbè…




La sera, dopo una giornata passata in mezzo alla pioggia battente, dentro a un Mandarake a 7 piani che si trova ad Akihabara, abbiamo portato Yurika a Nichome. Con noi c’era anche Thomas, lo svedese.
Abbiamo portato Yurika da Jin e lei era terrorizzata: non era mai stata a Nichome e non sapeva com’era. Ne aveva sempre solo sentito parlare… Farà pure la spavalda, ma questa ragazzetta di 20 anni è troppo dolce. Infatti, si è innamorata di Matteo, Jacopo e Claudio e ha pianto sapendo che loro se ne sarebbero andati. Anche se… Rullo di tamburi… Claudio resterà qui fino al 9 settembre!
E Yurika ha capito che quello è un posto come un altro.
L’indomani, dopo la scuola, io, Niclas, Claudio, Jacopo, Matteo, Alberto, Yurika, Daniel e Ken siamo tornati a Nichome dopo essere andati a cena al solito posto dei gyosa, e io sono stato felice seduto al Dragon con i miei amici.
Insomma, vedere Niclas, Ken, Alberto e Daniel in un posto nel quale qualcuno avrebbe potuto dire “ma che mi ci hai portato a fare?” e vederli così tranquilli, felici e sereni a bere Moscow mule, mi ha fatto stare bene. E poi, le foto, Yurika che urla cose improbabili in italiano come: “Vorrei un gelato alla s….a!”, io che continuo a chiedere alla gente che visto che io sono un gatto, loro cosa sono? E poi, se una sedia è uno shinkansen (treno superveloce) o un chikatetsu (rapido), che oggi sono un kyokasho (un libro di testo) ma domani diventerò una matita, parlare la lingua delle scimmie (questa ve la spiegherò poi!), vedere i miei amici abbracciarsi, salutarsi… Vedere due mondi così distanti andare a collidere con dolcezza. E poi, mi sono trascinato Ken in libreria a cercare il primo cd di Utada Hikaru che volevo regalare a Matteo. Ho girato non so quante librerie, ma alla fine, come Lulù, sono tornato a casa per prendere dei fumetti che dovevo dargli e… nella libreria dietro casa mia, First love il primo disco di Utada Hikaru c’era, era lì. L’ho comprato per il mio amico, che mi aveva chiesto dove poterlo trovare, e sono corso in albergo a salutare lui e Jacopo. Abbracciandoli stretti, tenendomeli vicini solo per un altro po’. Tanto fra un mese e mezzo tornerò. Aspettatemi. E grazie per queste due settimane. Sono pronto per un nuovo storyarch, nel quale purtroppo mancheranno personaggi fondamentali.
Cosa c'entra la canzone che da il titolo al post? Niente, è il titolo di un disco di Shakira del 1997 con omonima canzone... Ed è il disco che sto ascoltando di più in questi giorni!











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lunedì, 29 giugno 2009

Episodio 53 – Drag reign capitolo 11: Evangelion 2.0 - You can (not) advance a.k.a. Beautiful world (ATTENZIONE: GROSSI SPOILER SUL SECONDO FILM!)


Dopo le tragedie successe le notti scorse, io, Matteo, Jacopo, Claudio, Alberto, Daniel e Thomas siamo andati al cinema a vedere il secondo film di Evangelion, ossia Evangelion 2.0 – You can (not) advance.
Matteo e Jacopo erano elettrizzati, Claudio curioso (visto che pochi giorni fa è stato catapultato nel mondo di Evangelion grazie alla visione del primo film!), gli altri tre molto meno presi, ma curiosi (ad Alberto, poi, Eva piace), anche se Dani non aveva mica visto la serie, né il primo movie. In ogni caso, io sono quello più tranquillo e solo dopo un’ora che siamo al cinema ad aspettare che arrivi Thomas e a comprare gadget (cosa che io, a parte il pamphlet, non ho fatto!) realizzo che sono al cinema con Matteo in Giappone a vedere il secondo film di Eva! L’abbiamo aspettato davvero tanto! Mi vengono le lacrime agli occhi.
Entriamo al cinema e dopo una sequela infinita di pubblicità e trailer (fra i quali va segnalato il nuovo film di Naruto che esce a Luglio e che sembra bello, quindi andrò a vederlo!), finalmente comincia il film.
E parte subito con l’introduzione di Mari, il personaggio femminile creato appositamente per questo secondo capitolo cinematografico, ossia Mari Illustrious Makinami che fin da subito capiamo essere veramente simile ad Asuka (e forse c’è anche un perché…) che pilota l’Eva 05 che è simile ad una cavalletta con quattro zampe. La strana e completamente folle Mari si trova in America (e credo che sia mezza americana, ma di questo non sono esattamene sicuro), ed è lei la “vittima” dell’incidente che viene anche citato nella serie televisiva… Fra l’altro le prime parole che dice, dopo che le vengono impartiti ordini e istruzioni in inglese, sono: “Potreste parlarmi in giapponese?” e comincia a canticchiare una filastrocca tipo: “Camminando.. Camminando… Un passo, poi un altro… Uno, due, tre passi…” (o qualcosa di simile!) combattendo contro il terzo angelo (che non è lo stesso della serie).
In ogni caso, il film comincia davvero con la strepitosa entrata in scena di Asuka e dell’unità 02, una nuova sinuosa, sexy, indemoniata versione dell’Eva 02! Spettacolare! Lì ho veramente pensato: “Wow!” e ho cominciato a godermi sul serio il film, senza contare che il ritmo del film ingrana proprio da questa scena… Infatti, da quando Asuka va a vivere con Misato e Shinji, la pellicola diventa incredibile: non solo per i picchi di fan service sparsi qui e lì, ma anche per il riciclo della scena con Shinji, Pen pen e la lattina di birra, questa volta con Asuka nelle vesti di “quella nuda”.
Inoltre, assistiamo anche a una scena quasi omosessuale fra un Kaji (uno dei pochi personaggi degli anime che reputo un vero sex symbol) e uno Shinji fin troppo vicini, con il primo che quasi bacia il secondo.
Ma anche se vorrei spoilerarvi l’intero film, qui trovate una recensione che sicuramente è di gran lunga migliore della mia (Matteo è sempre Matteo), io mi limiterò a dire che: il film corre veloce, forse troppo, ma il ritmo è fantastico.
Mai ho amato Misato come in questo movie: ci sono scene in cui è veramente di una bellezza e dolcezza che lascerebbero a bocca aperta chiunque: Kotono Mitsuishi, la doppiatrice, sa il fatto suo e fa di Misato un personaggio vivo e vero. I cambi di tono, la dolcezza che Misato ha nei confronti di una forse fin troppo isterica Asuka, il modo di parlarle che usa, il modo di bere, le sue preoccupazioni, tutto è espresso al meglio e d’altronde dalla doppiatrice di Usagi (Bunny) ossia Sailor moon, non mi aspettavo di meno. Di contro, forse Kaji è fin troppo assente, come Mari mi aspettavo venisse utilizzata molto di più, anche se c’è da dire che è lei il fattore scatenante che farà ritrovare il coraggio a Shinji prima della scena finale.
Mari è fin troppo simile ad Asuka, l’ho detto, e inoltre serve anche a rafforzare in Eva un clichè degli anime, ossia “Troppe donne per…” che possiamo ritrovare anche in anime come Tenchi Muyo o Ranma. Insomma, il film a un certo punto si sarebbe potuto intitolare “Troppe donne (e uomini!) per Shinji". L’arrivo a Neo Tokyo 3 di Mari è assurdo: viene paracadutata dal cielo e la prima cosa che fa è finire su Shinji in una scena che è puro fanservice ed annusarlo, dicendogli che si sarebbero divertiti… Vabbè…
Inoltre, Kaworu dice due cose molto inquietanti e spero di averle capite bene. Ossia (vedendo Gendo): “Piacere di conoscerti, padre.” (ma in Giappone solitamente chiami qualcuno con lo stesso appellativo del suo ruolo in famiglia, nel caso del padre di qualcun altro, si usa Otosan, quindi direi che la scena si commenta da sola. Lo chiama padre perché è il padre di Shinji) ma soprattutto: “Shinji Ikari, sono venuto qui per renderti felice.” (di questa ho un vago ricordo, potrei essermela sognata l’altra notte, visto che  ho avuto poco tempo per postare e ormai il mio ricordo dei dialoghi del film non è vivissimo). Inoltre, la crudezza di questo film è palpabile e nonostante Eva non sia mai stato un anime "tranquillo", questa volta gli autori hanno superato sè stessi e io non posso che dire che ci voleva uno scossone maggiore agli spettatori. E c'è stato.
In ogni caso, il film è spettacolare: dalle animazioni ai dialoghi, passando per il design e per la spettacolare colonna sonora!
Inoltre, ho avuto la fortuna di vederlo con Matteo e questa cosa per me non è poco. E poi, ogni volta in cui sentirò la voce di Kotono Mitsuishi penserò agli spagnoli (e vi assicuro che la voce della Mitsuishi la sento spesso!)… Sono uscito dal cinema che avevo ancora le lacrime agli occhi e il cuore che batteva. Da tanto tempo non mi emozionavo così per un anime (eccezion fatta per ToraDora!) e spero davvero che lo importino presto anche in Italia.
Perdonatemi per le foto, ma le ho fatte io di fretta direttamente dal pamphlet.


Asuka prova a cucinare


"Ci divertiremo..."


Mari e Rei


"Ma va' scassaci a minchia!" (l'avrò detto centinaia di volte durante il film!)


Mari. Che più la guardo e più mi piace


In queste foto, una bellissima Misato. mai vista così bella e sensuale.






Shinji. E tanto basta.
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sabato, 27 giugno 2009

Episodio 52 – Drag reign capitolo 10: Nino e l’affronto del ventunesimo secolo! a.k.a. Pokerface


E’ proprio vero. Ormai la misura di un’amicizia si misura tramite quell’anima diabolica che prende il nome di Facebook e il nuovo affronto nel ventunesimo secolo è “Ti cancello dagli amici di Facebook!” che sembra quasi come quando ai bei vecchi tempi, due amici smettevano di parlarsi. Ma veramente bisogna misurare le proprie esistenze tramite certe cose? Veramente essere amici su Facebook rappresenta la somma dell’amicizia? Io e Matteo, io e Giulio saremmo meno amici senza Facebook? O piuttosto, bisogna chiedersi: sul piano reale, sul concreto, cosa si è dato a una persona? Quanto ho meritato l’amicizia di qualcuno, non su facebook (dove sono amico anche di Seth Rogen, ma non lo conosco mica!) ma nella vita reale. Sì, perchè dovete sapere che uno dei personaggi che è nato con questa storia ha ben deciso di eliminarmi dai suoi amici di facebook, cioè da una lista dove siamo praticamente dei numeri.
Insomma, Lady ga ga e Jacopo si sono scontrati e questo ha avuto conseguenze non sul piano reale, ma su quello virtuale! Questa è una soluzione che neanche nei migliori cross-over Marvel è mai stata presa in considerazione. Nemmeno Grant Morrison sarebbe stato in grado! E a cancellarmi non è stato Jacopo.
Però, c’è da dire che questa cosa mi lascia l’amaro in bocca: davvero a 28 anni siamo ancora così bambini? Davvero? Ma soprattutto: io cosa c’entravo? Questo ferisce. Ma c’è una cosa che non ho scritto finora. Un po’ per rispetto, un po’ perché non mi piace ferire le persone a cui voglio bene. E volete sapere cosa non ho scritto? Che ho sempre saputo che sarebbe finita così. Che sapevo bene delle ombre nell’anima che questa “amica” si portava dentro. Lo dissi a Daniel e Alberto a Disney sea (e non l’ho mai scritto, ma adesso è il caso. Perché sappi, e parlo con te, che non sono cretino e che sono stato attento a non farmi raggirare).
Io e lei non siamo stati insieme quel giorno. Ho preferito stare con Niclas. Perché Niclas non mi costringe a nessuno show, Niclas non mi vuole diverso da come sono, Niclas mi sta vicino perché mi sta vicino, non c’è ragione, neanche il bisogno di attenzioni e non usa le sue brutte esperienze per ricercare ragioni che non ha. You get what you give.
Insomma, dopo, io e gli spagnoli siamo andati dalle ragazze.
E io le dico: “Allora, dai, ci sentiamo domani.”
E lei: “Sì, ci vediamo in giro!”
Ho fatto finta di niente, ma mi sono voltato verso Alberto e Daniel e loro erano lì e avevano capito. Non c’è bisogno di continue parole e ricerche di conferme. Nino-Dani-Alberto. Magari, non siamo davvero una triade e io non ho sei braccia come credo di averle (le mie e loro) ma sanno capirmi e soprattutto sanno vivere nel mondo. Mi basta. Anche se non sono veramente pezzi di me. Mi basta che sappiano vivere.
“Hai capito cosa ti ha detto?” Dani.
“E come no? Ma se lei pensa che io in questa maniera le chieda cosa c’è, si sbaglia! Io so benissimo che non le sta bene che io sia amico di Niclas, ma io non c’entro niente con le loro storie. Ed in ogni caso, Dani, non ha importanza: che lei voglia essere mia amica o meno, non m’importa. Siamo liberi, possediamo il libero arbitrio e… Io rispetto le decisioni di tutti. E va bene così.” E sorridendo, ho preso il treno verso casa con i miei amici. L’avevo omesso, ma le scene tagliate tornano sempre utili prima o poi.
E sapevo che il momento per tagliare i ponti sarebbe arrivato: quella di Facebook è una bella scusa. Io non sono un nome su una lista. Potrai avermi cancellato dal virtuale, ma pensa al reale. Questo sì, questo è brutto. Perché io ho giurato che mai ti avrei trattata come una pazza, e non lo farò adesso! Io sono libero, esprimo le mie opinioni, decido di chi essere amico e libera lo sei anche tu. Nessuno costringe nessuno. Io sono felice, realizzato, forse non avrò una stabilità sentimentale, né lavorativa, ma guardami: non ho bisogno di chiedere attenzioni. Non mi serve. Sono io che so i miei limiti, i miei pregi e i miei difetti e dentro ho un universo vero e vivo che condivido con chi amo e se lo merita. E non mi vergogno se ho aiutato Katharina, né la eliminerò da Facebook. Non sono un bambino e vivo nella vita reale. E quella che leggi qui, pur essendo tratta dalla mia vita, è finzione. Siamo archetipi che ballano su una piattaforma inesistente. La mia vita reale è quello che conta, non un blog, né facebook. Dalla tua vita, quello sì, non mi cancellerai, perché quel che è fatto è fatto. Però da questa serie esci male, grazie ad un’azione da bambina. Portati dietro la tua Poker face che io mi tengo la realtà. Non vivrò più di fantasie, o meglio le lascerò vivere per conto loro e le renderò concrete. Grazie a Dio ho una vita vera. E vado ad abbracciare Claudio, Matteo e Jacopo.
Citazione: “Per una pazza che hai perso hai trovato cento amici veri!” (Claudio)
“Coerente col personaggio!” (Matteo)
“Fuck you!” (Jacopo)
PER TUTTI: Facebook è favoloso. E il poter stare in contatto con chi amo è fantastico. Il cattivo utilizzo dell'amicizia, quello sì non è favoloso.

 

 
postato da lordfanny alle ore 23:11 | link | commenti (1)
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sabato, 27 giugno 2009

Episodio 51 – Drag reign capitolo 9: La cana, la travesta, l’ubriaca e l’armadio e la favolosa Noha a.k.a. L’uragano Katharina a.k.a. Murder on the dancefloor


E c’era da aspettarselo che prima o poi doveva avvenire lo scontro che caratterizza tutti i cross-over dei supereroi che si rispettino! E infatti, sapevo che le due forze più potenti e destabilizzanti che c’erano a Tokyo dovevano scontrarsi prima o poi! Ma tutto è cominciato con me e Claudio che tornati da Toshimaen, dopo essere andati con Matteo a prenotare per vedere il film di Evangelion, che lasciamo il nostro amico a Higashi Nakano e… scendiamo alla fermata sbagliata della metropolitana e ci ritroviamo in una zona di Shinjuku a noi completamente sconosciuta! Così, fermiamo due ragazzi (che scopriamo essere due aspiranti attori arrivati da Osaka) che ci accompagnano fino allo Studio Alta dove abbiamo appuntamento con Laura e gli altri. In teoria, questo sarebbe l’addio a Laura e dovrebbero esserci tutti! Infatti, ci siamo io, Claudio, Jacopo, Matteo, Laura (travestita da Lady GaGa), Ken, Olivier, Yurika con le sua amiche Eriko e Kaori, Dani, Alberto e la favolosa Nhoa, una new entry che mi è entrata subito nel cuore (facendo un po’ di ret-con, bè, Nhoa e la sua amica che non mi saluta mai le abbiamo conosciute io e Dani alla zecca di Tokyo).
Insieme a noi ci sono Jonny, Jimmy e Thomas (che detta così sembrano i tre porcellini!), tre svedesi che non conoscevo bene e che sono favolosi. Rosanna aveva avvertito che non sarebbe venuta, Jonna idem. Dovevano raggiungerci anche Mun yee e Niclas, ma non si sono visti, almeno non il secondo… E come al solito la cosa mi ha fatto se non stare male, almeno stare in pensiero, ma Niclas ha suo fratello qui per qualche giorno e quindi è stato meglio così, perché visto che non era esattamente desiderato, preferisco che piuttosto che umiliato sia almeno esentato dal presentarsi. E va bene così…
Visto che Laura e Ken erano gli unici travestiti, abbiamo pensato di andare al pub irlandese a Shinjuku, ma essendo troppo pieno abbiamo optato per un locale al sesto piano di un palazzo, nel quale ci hanno stipato in un tavolo per dieci anche se eravamo in 16 e saremo diventati 17 all’arrivo di Jonna!



Da sinistra: Matteo, il principe azzurro Daniel (e da ieri la mia stima
nei suoi confronti è salita davvero in alto), l'altro principe Alberto e la
bellissima e favolosa Nhoa!


Quello in fondo è Jimmy. Adorabile!




Jonna, Jonny, Thomas e Claudio




Insomma, un drink tira l’altro, e l’altro e l’altro e io conosco meglio Nhoa, che è veramente favolosa, ha una bellissima voce ed è una bella ragazza che lavora nel mio stesso campo (ma con gli anime), che sembra essere intelligentissima e in gamba! Credo che la mia strada verso l’eterosessualità sia già stata preparata! Intanto, Katharina beve 17 drink! Cosa da non crederci: lei è così piccola e così magra e non stiamo neanche mangiando! C’era chi ha riso dicendo questa cosa, ma quando io l’ho saputa sono diventato una furia e sapete perché? Perché Katharina si è ubriacata di brutto e questa cosa non è responsabilità di nessuno, ma se forse io mi fossi dilettato meno a tirare ghiaccio, fare video favolosi e flirtare con Jonna, l’avrei tenuta d’occhio. La verità è che non l’ho fatto e anche se non è colpa mia, mi sento in parte responsabile perché mentre aspettavamo la metro per Roppongi (e Olivier era appena andato a casa), Katharina comincia a dare segni di “cedimento”. Le sto vicino e con me Dani: le mettiamo dell’acqua in faccia, Jacopo e Matteo si preoccupano, io per tutto il viaggio le faccio aria con la locandina del film di Naruto, con Dani, Alberto e Nhoa di fronte a me, ma purtroppo questo non basta: per far scendere Katharina dalla metro sono costretto a prenderla di peso e farla uscire, ma purtroppo siamo tanti e posso solo poggiarla per terra. La preoccupazione di Matteo e Jacopo cresce e cresce. Tanto che quest’ultimo e Laura hanno un piccolo diverbio, o meglio: Laura decide che deve fare pipì (e d’altronde se ti scappa che fai?) e lei e Jonny vanno in bagno. Katharina è semisvenuta. Io la prendo per mano e la porto fino alla prima rampa di scale, ma lei è proprio svenuta e così la prendo in braccio e faccio tutta la rampa, circa 30 scalini anche belli alti, con lei in braccio. Stavo per morire, non per la stanchezza, ma per la paura di farle male, non avrei mai voluto. E mi sentivo responsabile. Fortunatamente lì con me c’erano Jacopo, Matteo e Dani e tutti e quattro l’abbiamo soccorsa il più possibile. Intanto, sono arrivati il mio adorato Choi (che è sempre fantastico) e Nana (e non vi dico la scena con Ken!). Poi è successo l’irreparabile: nella confusione, nel caos e nella più totale sbornia, Jacopo finalmente si decide a dire a Laura che non sta facendo niente per la sua amica. I due cominciano ad attaccarsi verbalmente, ma Jonna ferma questa cosa, intervendo. Però, non è sufficiente, perché Jacopo non l’ha attaccata a caso: non perdete di vista la profondità del personaggio di Jacopo, perché se il cuore ha ragioni che la ragione non conosce, la cana ha la raggia che l’arraggiata non conosce e se Jacopo si è scagliato verbalmente contro di lei ha avuto i suoi motivi. Non solo: Jacopo conosceva Katharina da due giorni, lei è invece una sua amica e se ne stava lì a ciondolare parlottando allegramente e di tanto in tanto intervenendo. Non volevo schierarmi e infatti, ho tentato di calmarla, quando lei per il nervosismo è scoppiata a piangere: non volevo vederla umiliata, ma alla fine dei conti, non è una mia responsabilità e forse ve lo spiegherò nel prossimo post il perché, ma sono molto amareggiato e deluso, anche se avevo già intravisto ombre scure su quei sorrisi e quelle espressioni sempre così esaltate. Lo sapevo che sarebbe andata così… Lo leggerete.
E se Jacopo ha avuto il suo momento di luce, Matteo è rimasto nel suo personaggio, l’ha guardata e in un inglese fin troppo inglese le ha detto: “Sei una sua amica o no?”. Tutto questo mentre Katharina vomitava l’anima sulle mani di Daniel e Jacopo.
In tutto questo lei non è la cattiva della storia. Voleva divertirsi come tutti noi. Forse più degli altri.
Ho avuto una fortuna ieri: la presenza di Jimmy. Io e Jimmy ci conosciamo poco: non ci parliamo mai a scuola e lui comunque è in un’altra classe, ma ieri lui è stato una presenza forte e possente. Pur essendo entrato in disaccordo con gli altri per il trattamento riservato a Lady ga ga, con il suo giapponese forte, vivo e sciolto, spiegando al taxista dove doveva portare Katharina e Lady ga ga, ha salvato Katharina tanto quanto noi italiani e Daniel. Io porto Katharina in braccio in taxi e la gente mi guarda come se fossi pazzo. Claudio mi dirà che sembrava la scena di un film.
Jimmy: "Il tuo amico non doveva trattarla così! E' pur sempre una ragazza!"
Io: "E quindi? Anche lui è una ragazza!"
E credetemi, Nhoa, Thomas e Jimmy (e perché no, anche Jonny), si sono rivelati talmente favolosi che vorrei rimaneggiare la continuità di questa storia e inserirli di forza nella mia vita moooolto prima di questo momento. Ma le cose vanno come vanno. Katharina e Laura vanno a casa: io e Jimmy paghiamo per entrambe il taxi che le avrebbe portate a casa di Katharina. Non so cosa sia successo: forse Laura ha aiutato Katharina. Però, la nostra amica sta bene. Per me adesso è l’unica cosa che conta (anche perchè nel prossimo episodio vedrete come è andata a finire…).
Alla fine, siamo comunque andati al Gaspanic, è arrivata Mun yee, io e Alberto abbiamo ballato più del solito, Jonna si è scatenata! La mia testa era a Katharina, ma il mio cuore non poteva che restare al Gaspanic, per tanti motivi. E poi, dopo la mezzanotte era il compleanno di Thomas e come regalo, visto che avevo un biglietto in più, ce lo siamo portati al cinema a vedere Evangelion… Happy birthday, Thomas. Mi spiace che tu e Nhoa torniate a casa la settimana prossima.




Thomas! Happy birthday!!!!!!

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sabato, 27 giugno 2009

Episodio 50 – Drag reign capitolo 8: La notte dei fantastici 4! a.k.a. Fifty sixty


Io e gli Ooki Kami!

E poi, ieri io, Matteo e Jacopo abbiamo aspettato Claudio in albergo, ma non arrivava, così ce ne siamo andati a mangiare nel posto dei gyosa in cui vado sempre con Niclas, gli spagnoli e gli altri, scrivendogli che ci saremmo visti là o a Nichome. Ma niente. Claudio non arriva neanche lì. Ci manda un messaggio per dire che è arrivato dove gli avevamo detto. Ma quando scendiamo lui non c’è. Jacopo gli scrive. Io e Matteo tentiamo di bere un caffè… Ma Claudio è davanti al locale Madonna, un locale di lesbiche… Insomma, è già a Nichome. Allora Jacopo gli scrive di aspettarci là, ma finisce i soldi e ci facciamo una corsa fino a Nichome, solo che quando arriviamo (evitando i dettagli intestinali!) Claudino non è più lì! Ci arriva un messaggio: “Sono davanti al posto dei Takoyaki!”… Cioè, da dove eravamo partiti! Jacopo impreca, io sono completamente assente e Matteo telefona da una cabina… Ma al telefono di Claudino ci risponde una ragazza giapponese! Le chiedo in giapponese se quello è il cellulare di Claudio, lei mi dice di no, io mi scuso e lei mi dice di non preoccuparmi. Chiudo e l’unica cosa che riesco a pensare è che ho fatto la mia prima telefonata in giapponese! Sotto consiglio di Jacopo entro al combini e mi faccio spiegare come telefonare da una cabina ai numeri di cel italiani anche se si trovano in Giappone. Il tizio mi dice che dalla cabina non si può. Mi sembra un po’ una stronzata, ma ci arrendiamo! Quando ci sediamo al Dragon, ci arriva un messaggio: “Torno al locale delle lelle. Ci vediamo là!”. E’ Claudino. Jacopo mi chiede se posso andarlo a prendere. E così vado, ma ho bisogno di caffè, mi fermo al combini e ne compro uno. Claudio mi vede da fuori ed entra. Poverino, è sfinito, non ha senso dell’orientamento ed è quasi in lacrime… Piccino! Torniamo dai ragazzi e verso di noi arriva un gruppo composto da bellissime ragazze giapponesi: sono fantastiche! E visto che ce n’è una che sembra Giusy Ferreri nel video de “Il party” io le urlo: “Ed è qui… Il party!” e loro urlano a loro volta: “Il party!”. Però, finalmente ci riuniamo tutti e quattro e dopo quattro insulti a Claudio, due baci sempre a Claudio e qualche drink le ragazze di prima tornano, e si siedono vicino a noi. Quella uguale a Giusy Ferreri si chiama Aya ed è favolosa, le altre sono fantastiche e mi chiamano Totoro toccandomi la pancia, cantano la sigla di Astroboy quando vedono la mia borsa (saranno tutte figlie del signor Masao, quello che ho incontrato in Korea?).


Io e la Ferreri!




Toccate Totoro!

A un certo punto vogliono fare delle foto con noi e due ragazzi che ci sono al locale. Parliamo in inglese per tutto il tempo fino a quando uno dei due ci dice: “Ma… Siete italiani?”
E noi: “Sì!!!”
“Anche noi! Siamo di Milano!” E si uniscono a noi. Sono una coppia e sono appena arrivati da Osaka. Sono favolosi e anche Madonnari, anche se lo nascondono! Ce ne andiamo a ballare all’Arty farty (nel quale io non ero mai stato!) e io, Jacopo, Claudio e le ragazze ci scateniamo in pista. E io quasi faccio sesso con la Ferreri e altre due! Vabbè… Sorvoliamo… Anche perché Aya ci prova anche con Jacopo ("I like your smell! Where's your boyfriend? And your girlfriend?")! E d’altronde, le regole sono chiare: noi siamo gay, loro sono frociare. Fine della storia! Fra l’altro sono tutte commesse di un negozio tipo H&M!
Alle tre e mezzo torniamo a casa sfiniti! Mangiamo Katsudon (una ciotola di riso con sopra cotoletta di maiale e uovo) alle 4 del mattino in un ristorante vicino all’albergo, poi io e Claudio ce ne andiamo a casa mia a piedi… Io sono sfinito, mi fermo centinaia di volte, quando arriviamo la metropolitana è aperta e Claudio torna a casa a dormire… Io sprofondo nel sonno e sogno ancora in giapponese di parlare con non ricordo chi. Una ragazza, italiana che mi parla in giapponese. Devo smetterla di bere o finirò come “Nel party dove tutto è stato dato in mano al c... aso!”!


"Devo cacare..."


"Ma esistono le Lelle? Ma veramente?"


Commesse


Commesse che toccano


Commesse


Notare la posa da quarta stagione di Sailor moon che ho!







"Però, qui non si fa l'amore anche in tre e non si ama anche
in più di tre!"






Questa nebbia che vedete è fumo! Ebbene sì, nei locali in Giappone
si fuma! In compenso per strada non puoi!




Non mi si vede, ma io sono sotto le ragazze che ballo!


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giovedì, 25 giugno 2009

Episodio 49 – Drag reign capitolo 7: Il compleanno della Zorra (cana) italiana a.k.a. Il giorno della mia festa a.k.a. Il party!


Insomma, io e Laura come sapete siamo nati a un quarto d’ora di distanza. Lei è più grande di me di un quarto d’ora. Tipo gemelli nel segno del destino, ma con me che faccio Marika (d’altronde, sono un maricon, no?).
Io non ero intenzionato a dare grandi party, più per una questione di poco sbattimento che di altro. Fortunatamente, c’è da dire che Laura è un’organizzatrice (nonché una frociara!) nata! Quindi, dall’inizio alla fine si è sbattuta in modo che tutto fosse organizzato. Lei ha prenotato il ristorante, lei ha deciso che saremmo dovuti andare in maschera al party che si terrà venerdì, lei ha praticamente deciso tutto. A me è andata bene così, perché se io avessi dovuto organizzare le cose saremmo andati a bere una birra con i compagni e poi saremmo tornati a casa. Questa cosa che lei ha organizzato “il party” mi ha sollevato da tutta una serie di responsabilità.
Io d’altronde, non voglio più essere così al centro dell’attenzione come succedeva una volta con party che duravano una settimana in stile Maria Antonietta e gente che in quei giorni mi amava e i giorni dopo neanche mi calcolava. In ogni caso, se avessi dovuto pensare a queste cose sarei impazzito. E quindi la ringrazio.
Però fin da subito sono nati dei problemi. Non dirò esattamente cosa è successo, sono cose personali che con me non c’entrano nulla, né io dovrei essere coinvolto in questa cosa perché effettivamente quando questa cosa è successa io non ero lì e la mia percezione delle cose che succedono quando io non ci sono è molto vaga. La avessi letta su un libro, probabilmente mi sarei immedesimato, sarei entrato nella parte e avrei parteggiato. Questa volta, non posso. Non posso parteggiare per l’amore che provo. Per tutto quel sentimento d’amicizia che mi porto dentro verso Laura (anche quando mi sforzo di capire e non riesco) e verso l’altra parte coinvolta (che mi sta accanto come un’ombra silenziosa). Io e Laura abbiamo avuto modo di discuterne, ma certe volte i misunderstanding linguistici mi pongono dei limiti che non riesco a superare. Parlare in inglese non è mai stato il mio forte e spiegare una cosa complicata come questa che non dirò, è talmente difficile che mi fa pensare che certe volte i limiti linguistici sono insormontabili, nonostante tutto. E’ successa una cosa spiacevole fra la mia amica e quest’altra persona coinvolta. Ma non una cosa insormontabile. Spiacevole. Perché la nostra percezione delle cose è diversa. Ma per come la vedo io adesso, il rancore non serve. L’odio è inutile. E non significa che Laura sbagli, significa che la mia esperienza di vita è diversa dalla sua. E ieri sera, mentre discutevamo di questo avrei voluto dirle che una volta, neanche tanto tempo fa, ero una persona rancorosa, che se qualcosa andava storto impazziva, se qualcuno faceva qualcosa di diverso da quello che io volevo, tutta la mia rabbia e il mio rancore si scagliavano addosso all’oggetto del mio odio. Ma questo mi faceva stare male, come se un demone mi divorasse dallo stomaco al cuore e anche a causa del mio essere irascibile, del mio impazzire, del mio odio e delle mie paure, ho perso la cosa più importante della mia vita. L’ho persa e non ho forse rimedi. L’unica cosa che mi era rimasta da fare è stata lavorare su me stesso, cominciare a spostare la rabbia da un’altra parte, arrabbiarmi per le cose giuste e non per quelle sbagliate, imparare che non sono il centro dell’universo, provare a rammendare il tessuto rosso che mi legava a chi ho ferito, scappare, riposare e capire che ho una nuova possibilità, che sono cresciuto e potrò rimediare ai miei errori se non con la persona che ho perso almeno con quelle che verranno dopo, senza ferire mai più nessuno. Ma è difficile spiegare questo. E forse non potrò mai capire l’esperienza di vita della mia amica. Ma anche se mi arrabbio, l’unica cosa che mi resta da fare è tentare di comprendere. Ma certe volte è difficile e mi sento frustrato per questo.
Lei mi ha detto che io penso che lei sia “The villain” e l’altra persona “the good guy”, ma io non penso intanto che lei sia cattiva o l’altra persona buona, né vedo il mondo così in bianco e nero, né mai più giudicherò senza pietà chi amo. Le parole mi feriscono, ma d’altronde non è possibile capirsi, in certi casi. Resta il bene, ma anche una sensazione di aver perduto qualcosa nella traduzione da una lingua all’altra. E non sono affatto contento che lei torni a casa (nonostante sia stato accusato di pensare il contrario! Ma non importa), mi spiace solo che certe volte spiegare sia difficile e veramente in lei rivedo un sacco di miei atteggiamenti che ora rifiuto, ma verrà il momento anche per lei. Abbiamo i nostri tempi. Vorrei solo che fosse felice senza darsi troppi pensieri. Se sto imparando a farlo io può farlo chiunque.
In ogni caso, la giornata è cominciata bene: quando sono arrivato a scuola, Niclas era seduto al nostro banco, mi ha baciato in testa e mi ha detto: “Questi sono tuoi.” Sorridendo e porgendomi una busta bianca del Lawson. Ho pensato: “Oddio, sa che ho problemi monetari, e mi vuole aiutare…” E invece, apro la busta e dentro ci sono due biglietti per il museo Ghibli, per fine luglio o inizio agosto perché prima non ce n’erano.
“Possiamo andarci insieme.” Mi dice sorridendo timidamente. E come no? Non vedo l’ora! Sarà favoloso!
Insieme ai biglietti ci sono un pacchetto di biscotti da 40 centesimi con la crema dentro, che sa che li adoro. Ne mangio due e li metto sotto il banco.
Quando la favolosa Yamanaka sensei (Run Run, ricordate?) entra in classe mi guarda, mi dice “Buon compleanno! So che questo ti sarà utile!” e poggia sul mio banco un bicchiere di caffè con la cannuccia. Dio, questa gente mi conosce benissimo! Grazie, Yamanaka sensei! Sei favolosa!
Però, c’è il test e io ho dormito poco, studiato meno e non so come andrà. In sostanza si tratta di scrivere un tema su un argomento. Possiamo scegliere fra uno dei viaggi che abbiamo fatto da quando siamo in giappone e i nostri hobby. Ovviamente, a costo di risultare banale, scelgo gli hobby. E se inizialmente parlo di Sailor moon, di manga e del fatto che amo scrivere romanzi e racconti, poi senza rendermene conto passo a parlare dei miei compagni e il tema sembra quasi un post del blog. Però, ho la sensazione che ci siano un sacco di errori, ma lo saprò solo domani.
Dopo la scuola, Laura ci sta aspettando e ha per me: una cartolina d’auguri che miagola (volevo morire!), il cappello azzurro (lei rosa, ma poi ce lo siamo scambiati!) e l’ombrello giallo. Se non sapete a cosa mi riferisco, intanto vi dico che questo ombrello è fra i regali più belli che abbia mai ricevuto! Per un motivo: con gli spagnoli e gli altri scherziamo sempre sul fatto che io sono il protagonista di How I met your mother per l’idea romantica, romanzata e troppo patinata che ho dell’amore. In How I met your mother, Ted trova un ombrello giallo a un party e spiega che proprio quest’ombrello lo avrebbe condotto dalla sua futura moglie, visto che… Apparteneva a lei! Insomma, ha un significato simbolico molto forte! E lo amo!
Dopo andiamo tutti all’Arabian cafè, Katharina ha anche comprato tre torte, ma dobbiamo aspettare Yurika, Matteo e gli altri. Jacopo, Matteo e Claudio verranno dopo, Jonna mi dice che non può venire e a quel punto… Io la imploro disperato: il mio compleanno non è il mio compleanno senza di lei! Così, per strada, davanti a tutti, mi getto in ginocchio e la imploro. Sembra quasi una proposta di matrimonio. So bene perché non voleva venire, ma lei non ha potuto resistere! Non può mai resistermi!




E per la nostra festa di compleanno, non ci sono tutti ma quasi: ci sono i miei italiani, gli spagnoli, i coreani (anche Choi, the fuckin’ Korean e Ho juun, the fuckable korean), Katharina, Jonna, Rosanna, Yurika e la sua amica Kaori! Ho Juun mi ha regalato un portachiavi con i Takoyaki, Choi un bellissimo cd di musica che gli ricorda me, la scuola e i compagni, Katharina le torte… Ma il meglio deve ancora venire: perchè quelle tre fighe lesse delle italiane mi hanno fatto i più favolosi regali del mondo! A cominciare dallo scettro di Chibiusa (che mi ha permesso di esibirmi in una favolosa performance!), poi la colonna sonora di Toradora e infine… Un modellino di Taiga, la protagonista di Toradora, con la mini tigre in mano! Volevo morire, piangere, svenire… Non potevo minimamente avvicinarmi ai modellini, costano tanto, a meno che non siano cose come le sailor da 400 yen. Ora ho Taiga che mi guarda dal davanzale!






Dopo cena siamo andati tutti insieme al parco. Però prima io ho fermato due OOki kami (ragazzi dai grandi capelli) dicendogli che avevano le più belle scarpe del mondo! Ma io e Jonna odiamo le scarpe degli Ooki Kami.


Io, Laura, Rosanna e Katharina abbaimo perso gli altri, ma dopo non poca fatica loro ci hanno trovato! Abbiamo fatto i fuochi d’artificio e poi ce ne siamo andati a casa con me che per tutto il tempo fermavo persone dicendo: “Watashi ha neko desu. Anata ha nandesuka?” (Io sono un gatto. Tu cosa sei?) e inseguendo Yurika e Kaori urlando "Shiko Shiko!" (cioè masturbazione!), con Alberto e Daniel morti dal ridere! La serata si è conclusa con noi italiani in albergo a parlottare. Grazie a tutti. E’ stato fantastico, nonostante i mille problemi e alcuni momenti in cui avrei amamzzato qualcuno (chi tratta male o freddamente i miei amici non è un mio amico. Punto). L’importante è stato che Claudio, Matteo e Jacopo fossero lì con me.
Ah, a proposito! I biscotti che mi ah regalato Niclas me li sono portati a cena, ma me li sono dimenticati e ieri sera mi si sono sbriciolati tutti nelle tasche! Insomma, niente cambia...















Finalmente noi 4!



E questa me la dedico! Di brutto!

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mercoledì, 24 giugno 2009

Episodio 48 – Drag reign capitolo 6: The karaoke night a.k.a. Ciega, sordomuda (forse l’ho già usata, ma in questo caso me ne fotto!)



Era il compleanno dell’adorabile Ho Jun, il fuckable Korean, come lo abbiamo elegantemente ribattezzato io e Laura. E per festeggiare, ce ne siamo andati a cena al Koreano, ma solo Claudio è venuto con noi. Eravamo divisi in due tavolate, tutti i compagni più quella pazza di Yurika, ormai presenza fissa nella mia vita, che ha stretto un rapporto bellissimo con me e gli italiani. D’altronde, lei è favolosa: è una bitch nel vero senso della parola, ma soprattutto è dolce come il miele nonostante la moltitudine di parolacce in italiano che le escono dalla bocca.
Comunque, dopo cena abbiamo deciso per il Karaoke, io mi sono ubriacato già al ristorante, grazie a cinque birre bevute una dopo l’altra, con Dani che ordinava e io che bevevo. Direi che Dani è deleterio per il mio fegato, ma lo adoro!






Insomma, io, Jacopo, Matteo, Claudio, Ho juun, Yurika, Laura, Dani, Alberto, Ken e Rosanna ce ne siamo andati al karaoke. Inizialmente, i ragazzi erano riluttanti: Jacopo doveva mangiare e mi sono sentito in colpa quando non ha potuto farlo a causa mia, ma quando entriamo al Karaoke e cominciamo a cantare l’atmosfera cambia! Infatti, dopo delle canzoni jpop cantate magistralmente da Laura e Rosanna, io e Yurika ci esibiamo in una scatenata versione di Cutie Honey (ormai un classico) e una canzone dopo l’altra (io stavo bevendo ancora la birra che Ken aveva comprato!), il tempo passa. Io sono seduto, come sempre, fra Dani e Alberto, uno dei miei posti preferiti qui a Tokyo. In mezzo a due amici che forse non sono così felici come me quando siamo insieme, ma io lo sono. Per me basta.

Cutie Honey!









Notare il culo di Claudio!


Il festeggiato canta!






E infatti, succede che… Mentre Matteo, Jacopo, Yurika e Claudio cantano Wake me up when september ends dei Greenday, io scoppio a piangere al solo pensiero che da Agosto non potrò più stare ogni giorno seduto fra Dani e Alberto. Non potrò più sentire la monocorde voce di Dani che canta, o vederlo mentre balla, né potrò mai più osservare Alberto mentre sta seduto in un angolo a pensare a chissà che, non potrò più vederlo sorridere nella maniera in cui fa, quando chiude gli occhi che gli diventano ancora più piccoli, non potrò più sentirli discutere e sentirgli dire “Mierda!”, “Zorra!” o “Mimimimimimiimimimi!” (Bla bla, insomma!)… E ho pianto per la felicità di averli quasi tutti qua. Ci fosse stato Roby (buon compleanno, vita mia! Buon compleanno!)… E’ vero, forse i miei compagni giapponesi e i miei amici italiani non si amalgameranno mai, non diventeranno mai amici, ma se Matteo, Jacopo e Claudio rappresentano il mio passato e il mio futuro, e sono sicuro che faranno parte della mia vita (comunque vada, direbbero Ivana e Loredana), Dani e Alberto sono il mio presente, e voglio godermi al massimo questi momenti. Voglio che sia così. E anche se appunto, forse non saranno mai amici, vedermeli tutti vicini è stato meraviglioso. Ma non c’è stato tempo per le lacrime: Alberto mi costringe a ballare, visto che loro canteranno “La vida Loca” (che poi ho cantato anche io) e diciamo che “costretto” non è la parola esatta! Giusto? Ma il momento più bello (e quando e se avrò il coraggio, alla fine di tutto metterò il video on line) è stato quello in cui io e Alberto abbiamo cantato “Ciega, sordomuda” con Dani alle spalle. Credo sia stato uno dei momenti più belli… Ma tutto finisce e torniamo a casa… Auguri Ho juun, tanti, auguri. Auguri Roby. E passata la mezzanotte è arrivato il compleanno mio e di Laura.

LA VIDA LOCA!









Lesbiche!




postato da lordfanny alle ore 21:24 | link | commenti (1)
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mercoledì, 24 giugno 2009

Episodio 47 – Drag reign capitolo 5: Passeggiando per Shibuya a.k.a. Supermodels (scegliete voi se volete la sigla di Popular o quella cantata da Cristina D’avena!)


Insomma, Tokyo è sull’orlo del declino: ora che Vale e i ragazzi se ne sono andati, siamo rimasti io, Matteo, Jacopo e Claudio e ad ogni passo i tokyoti sono terrorizzati! Perché se Super-Sabri faceva rispettare la legge, adesso è l’anarchia! Infatti, per contrastare l’avanzata del nostro strapotere i giappi hanno deciso di dividerci! Infatti, non solo hanno tentato di non farci incontrare la Stanzani (potentissima creatura nata dai kanji!), che siamo riusciti a incontrare dopo più di uno sforzo, ma… Visto che sfilano per la sfilata, ballano nella ballata, saltano sull’assaltata… Jacopo e Matteo sono stati fermati da un fotografo che li ha portati l’indomani in mezzo ai boschi a fare un servizio fotografico per una rivista di moda nipponica.
E infatti, l’indomani siamo divisi! Jacopo e Matteo, con ponte pericoloso annesso, sono in mezzo alle montagne di Tokyo (le Alpi del Kanto) e io e Claudio ce ne andiamo alla mostra su Osamu Tezuka. E’ l’ultimo giorno, io e Claudio ci accorgiamo del fatto che non abbiamo mai visto tanta folla in un museo come a questo giro.




Con la Simona Stanzani




Debilitata viva!

E io mi commuovo quando davanti a un maxi schermo compare la Fenice di Tezuka, con messaggi d’amore e speranza per l’umanità. E poi mi ritrovo davanti un bellissimo Astroboy a grandezza naturale, che dorme come un bambino e vorrei abbracciarlo, ma non posso... Purtroppo, non potevo fare foto, ma è stato fantastico, anche quando ho dato il cinque ad Astroboy (la foto non ce l'ho io, ma la pubblicherò!)… E mentre Jacopo ha rischiato di rimanere storpio cadendo quasi dal ponte, Matteo ha sperimentato il prezzo della celebrità, io ho avuto un momemnto di stanchezza durante il quale davvero non mi ricordavo neanche il mio nome, Claudio è stato felice delle novità come sempre. E tanto basta per far sì che la giornata sia stata favolosa per tutti e quattro.

Essere antipatici a Tokyo:


questa la dovevo troppo pubblicare! Non è mia!







Cattiviiiii!!!!

Dedicata a Matteo e Jacopo:




postato da lordfanny alle ore 20:52 | link | commenti (4)
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